Un uomo su otto, in Italia, si ammalerà di tumore alla prostata nel corso della vita. Questa neoplasia rappresenta la forma di cancro più frequente tra gli uomini over 50. La storia di Marcello Cicalini, 69 anni, conferma un dato cruciale: la malattia può svilupparsi in modo asintomatico. La sua diagnosi, arrivata in fase avanzata, diventa un monito pubblico sull’importanza dei controlli periodici.
“Il silenzio e la strategia del rinvio sono errori da non commettere”, ha dichiarato Cicalini in un podcast del Corriere della Sera. Attualmente, grazie ai progressi della medicina, il 91% dei pazienti è vivo a cinque anni dalla diagnosi. La prevenzione rimane l’arma più efficace per individuare la malattia quando è più curabile .
La testimonianza: “Prevenire è sempre meglio”
Marcello Cicalini non avvertiva alcun dolore o disturbo. Quel benessere apparente lo ha tenuto lontano dagli ambulatori medici per anni. “Io sfortunatamente non l’ho fatto, perché nessuno me l’ha detto o non mi sono interessato, non lo so.
O perché stavo bene. Però, sinceramente, se l’avessi fatto, non mi sarei ritrovato questa situazione”, ha raccontato.
Oggi il suo consiglio per tutti gli uomini, a partire da suo figlio di 45 anni, è chiaro e diretto: “Fare gli esami, fare la visita con l’urologo una volta l’anno, anche se non hanno dei sintomi particolari. Prevenire è sempre meglio”.
La sua esperienza in prima persona sottolinea l’importanza di un approccio proattivo alla salute, superando la ritrosia e i pregiudizi .
L’importanza del PSA e la valutazione medica
La diffusione del test del PSA (Prostate-Specific Antigen) ha rivoluzionato la diagnosi precoce del tumore alla prostata. Si tratta di un semplice esame del sangue che misura i livelli di un antigene specifico prodotto dalla ghiandola prostatica.
“Con la sempre maggiore diffusione del test del Psa è cresciuta la quota di diagnosi precoci”, ha affermato Marco Maruzzo, direttore dell’Oncologia 3 all’Istituto Oncologico Veneto di Padova.
Oggi, in Italia, il 90% dei casi viene individuato in fase iniziale, quando il tumore è localizzato e le possibilità di trattamento sono maggiori. Le linee guida raccomandano di eseguire il test a partire dai 50 anni. Per gli uomini con familiarità per tumore alla prostata, lo screening può essere anticipato già ai 40 anni .
I sintomi da non sottovalutare
È fondamentale comprendere che un valore elevato di PSA non è necessariamente sinonimo di cancro.
Livelli alti possono essere correlati a condizioni benigne come l’ipertrofia prostatica benigna o le prostatiti. Per questo, la valutazione dei risultati spetta sempre a un medico specialista. Allo stesso modo, è essenziale non ignorare eventuali campanelli d’allarme.
I sintomi urinari sono i più comuni e includono un riduzione del flusso urinario, la necessità di spingere per iniziare la minzione e la sensazione di non svuotare completamente la vescica. Anche l’aumento della frequenza delle minzioni, soprattutto di notte (nicturia), e l’urgenza minzionale sono segnali da riferire al proprio medico.
Le terapie e la sorveglianza attiva
Il panorama terapeutico per il tumore alla prostata è oggi molto articolato. Le opzioni vanno dalla chirurgia alla radioterapia, fino all’impiego di farmaci innovativi. “Il 91% dei pazienti è vivo 5 anni dopo la diagnosi.
Grazie alle tante nuove terapie che sono arrivate per il carcinoma prostatico in stadio avanzato o metastatico, che consentono di vivere anche un decennio o più con la neoplasia”, ha precisato Maruzzo.
Nei casi di neoplasie a basso grado di aggressività, è possibile adottare un protocollo di sorveglianza attiva. Questo approccio consente di monitorare l’evoluzione della malattia attraverso controlli regolari, evitando trattamenti invasivi e i loro potenziali effetti collaterali fin quando non sono strettamente necessari .


