Un altro nome si aggiunge alla lunga e tragica lista delle vittime sul lavoro. Un geometra di 68 anni ha perso la vita dopo essere precipitato da un’altezza di sette metri. L’incidente è avvenuto in un cantiere a San Vitaliano, nell’hinterland napoletano, dove l’uomo stava effettuando un semplice sopralluogo.
Questo evento non è un caso isolato, ma l’ultimo anello di una catena di tragedie che sta insanguinando il territorio, riaccendendo i riflettori sull’emergenza cadute mortali in cantiere e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le forze dell’ordine hanno sequestrato l’area per accertare le dinamiche e le eventuali responsabilità.
Mentre i soccorsi non hanno potuto far altro che constatare il decesso, la comunità intera si interroga su quanto ancora dovrà accadere prima che la prevenzione diventi una priorità assoluta.
L’incidente a San Vitaliano: la dinamica
L’incidente mortale è avvenuto questa mattina in via Ponte delle Tavole, a San Vitaliano. La vittima, un geometra e imprenditore di 68 anni di Marigliano, si trovava nell’area del distributore di carburante Energy Power per un sopralluogo.
La sua ditta non era impegnata nei lavori in corso per la costruzione della stazione di servizio. Stava verosimilmente controllando lo stato di avanzamento del cantiere quando, per cause ancora totalmente da chiarire, ha perso l’equilibrio.
La caduta nel vuoto da oltre sette metri è stata fatale. L’impatto al suolo non ha lasciato scampo. Il personale del 118, giunto sul posto, non ha potuto far altro che constatare il decesso. Sul luogo della tragedia sono immediatamente intervenuti i carabinieri della stazione di San Vitaliano e del radiomobile di Castello di Cisterna. Le indagini, coordinate dalla Procura, sono ora focalizzate sulla ricostruzione precisa della dinamica.
L’area del cantiere è stata sequestrata per permettere i necessari accertamenti tecnici e stabilire se vi siano state negligenze o violazioni delle norme di sicurezza.
Il contesto allarmante: una provincia sotto choc
La morte del geometra a San Vitaliano non è una tragedia che si può leggere come un evento isolato. Essa si inserisce in un contesto provinciale drammatico, caratterizzato da una serie impressionante di incidenti gravi avvenuti in pochi giorni.
La provincia di Napoli sta vivendo una vera e propria strage silenziosa. Solo il 17 ottobre, a Mugnano, un uomo di 63 anni è deceduto all’ospedale Cardarelli dopo essere caduto da sei metri mentre lavorava sulla manutenzione di un lucernario.
Le indagini sulla sua morte hanno già portato al sequestro della salma in vista dell’autopsia disposto dalla Procura di Napoli Nord. Nello stesso giorno, a Cicciano, un operaio di 66 anni è rimasto gravemente ferito, in pericolo di vita, dopo una caduta da un muro di tre metri. L’uomo è stato trasportato prima all’ospedale di Nola e poi all’Ospedale del Mare, dove versa ancora in prognosi riservata.
La piaga delle cadute dall’alto
Pochi giorni prima, il 14 ottobre, un altro lavoratore di 62 anni era caduto da un’impalcatura alta quattro metri a Castellammare di Stabia. Anche in quel caso, le sue condizioni sono critiche e l’area del cantiere è stata posta sotto sequestro.
Le cadute dall’alto si confermano come una delle principali cause di morte e infortunio nel settore delle costruzioni e non solo. In ciascuno di questi episodi, le forze dell’ordine, in collaborazione con l’ASL e l’Ispettorato del Lavoro, stanno indagando per verificare la regolarità dei cantieri e la posizione lavorativa degli operai. Questo pattern di eventi evidenzia una carenza sistemica nelle misure di prevenzione e protezione.
I dispositivi di sicurezza individuale e collettiva, come linee vita, parapetti e reti di sicurezza, appaiono troppo spesso assenti o inadeguati. La ripetitività di queste dinamiche suggerisce che le misure di sicurezza fondamentali non vengano sempre applicate o rispettate.
La denuncia delle istituzioni e delle parti sociali
Di fronte a questa escalation di tragedie, la reazione della CGIL di Napoli e Campania è stata immediata e durissima. In una nota ufficiale, il sindacato ha tracciato un quadro agghiacciante dei numeri.
“Abbiamo superato le 40 vittime dall’inizio dell’anno”, hanno denunciato, sottolineando come la Campania sia la regione in cui si muore di più sul lavoro. La nota della CGIL punta il dito contro la mancanza di un impegno concreto da parte del Governo. “Non ci stancheremo di dirlo: occorrono maggiore prevenzione e formazione, più controlli ed ispezioni, più risorse per rafforzare il personale di Asl, Inail e Ispettorato del Lavoro.
Ma anche in questa manovra di bilancio il Governo continua ad ignorare queste richieste”. La protesta del sindacato è scesa in piazza per “fare sentire ancora una volta la voce delle lavoratrici e dei lavoratori”. La loro battaglia non è solo per la sicurezza, ma per un modello di sviluppo diverso, che dica “no al riarmo, alla precarietà e ad un’economia di guerra” e che chieda invece “lavoro, pace e giustizia sociale”.
Verso un futuro più sicuro?
Le indagini aperte sui singoli casi cercheranno di fare piena luce sulle responsabilità di ciascuna tragedia. Tuttavia, la domanda che rimane aperta è se tutto questo sia sufficiente a invertire una tendenza così pericolosa. I continui appelli per un potenziamento dei controlli e degli investimenti in formazione sembrano, al momento, cadere nel vuoto. Ogni vita spezzata rappresenta un fallimento collettivo.
La sicurezza sul lavoro non dovrebbe essere un costo, ma un diritto fondamentale e un dovere inderogabile. Fino a quando non verrà messa al centro dell’agenda politica e imprenditoriale, il rischio di dover piangere altre vittime, come il geometra di San Vitaliano, rimarrà tragicamente concreto.
La speranza è che la cronaca di questi giorni non si ripeta, e che la memoria di chi ha perso la vita serva da monito per un cambiamento reale e immediato.


