In un acceso confronto televisivo per le elezioni regionali in Campania, il candidato del centrosinistra Roberto Fico ha respinto con forza l’idea che i giovani siano invitati all'”ozio” dai sussidi. La sua tesi è che il vero problema non sia la disoccupazione in sé, ma la qualità dell’occupazione offerta.

“I giovani campani non oziano, vogliono lavorare ma non vogliono un lavoro povero”, ha affermato Fico, reagendo alle dichiarazioni dell’avversario Edmondo Cirielli. Quest’ultimo, candidato del centrodestra, aveva criticato le performance del governo regionale uscente sul fronte occupazionale, propose un assessorato dedicato alle nuove generazioni e parlò di giovani “pagati per oziare con il reddito di cittadinanza”.

La replica di Fico delinea una visione chiara: la soluzione non sta nell’assistenzialismo, ma nella creazione di condizioni strutturali che generino lavoro di qualità. Il dibattito ha portato alla luce due narrative contrastanti su un tema cruciale per una regione che, secondo i dati, ha il tasso di occupazione più basso d’Europa, pari al 49.4%, e una disoccupazione giovanile che tocca il 53.6%.

 

 

Il confronto in tv: “Oziano” o “cercano dignità”?

Lo scontro tra i due candidati ha messo a nudo due diverse interpretazioni della crisi occupazionale campana. Edmondo Cirielli ha lanciato la proposta di un “assessorato che si chiamerà Next Generation, che dovrà curare il lavoro giovanile e la formazione”. La sua critica si è concentrata sull’uso dei fondi pubblici: “Anziché pagare i giovani per oziare – ha spiegato – daremo loro un reddito per trovare un lavoro vero”.

Una posizione che mira a superare quelle che definisce politiche assistenzialiste. La risposta di Roberto Fico è stata netta e ha ribaltato la prospettiva. Per il candidato del centrosinistra, il cuore del problema non è la volontà dei giovani, ma la natura delle opportunità lavorative.

“I giovani campani non oziano, vogliono lavorare ma non vogliono un lavoro povero”, ha affermato, definendo “retorica di basso livello” l’accusa di ozio. La sfida, secondo Fico, è quindi creare le condizioni per consentire ai ragazzi di lavorare e rimanere sul territorio, non convincerli a farlo.

 

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La ricetta di Fico: imprese al centro per creare lavoro di qualità

La soluzione proposta da Roberto Fico per generare occupazione dignitosa ruota attorno a un’unica parola chiave: imprese. Il candidato ha spiegato che la sua strategia consiste nel “rimettere al centro delle politiche regionali le imprese”.

L’obiettivo è chiaro: se le aziende vengono messe nelle condizioni di “crescere, internazionalizzarsi e fare fatturato investendo in innovazione”, allora saranno in grado di “creare lavoro di qualità e distribuire più reddito”.

Il modello concreto a cui Fico guarda sono i distretti industriali. Questi poli, caratterizzati dalla presenza di “innovazione, tecnologia e investimenti in catene produttive che creano valore sul territorio”, vengono indicati come la chiave per “continuare a crescere e dare opportunità ai giovani di lavorare nella nostra Regione”. In questa visione, la Regione ha il ruolo di abilitatore e facilitatore della crescita economica privata, piuttosto che di datore di lavoro o erogatore diretto di sussidi.

 

 

Il contesto regionale: un mercato del lavoro in crisi e la fuga dei cervelli

Le proposte di Fico e lo scontro con Cirielli si svolgono su uno sfondo socioeconomico critico, caratterizzato da dati allarmanti. La Campania, come evidenziato da un report di Fondazione Migrantes ed Eurostat, è la regione con il più alto saldo migratorio negativo di giovani laureati d’Italia.

Dal 2014 al 2024, la regione ha perso oltre 65.000 giovani in possesso di una laurea, che hanno scelto di trasferirsi verso le regioni del Nord, principalmente Lombardia ed Emilia-Romagna. Le cause di questo esodo sono direttamente collegate al dibattito sulla qualità del lavoro.

I dati Istat rivelano che un laureato in Campania guadagna in media 15,83 euro l’ora, contro i 23,26 euro di Milano. Questo divario retributivo, unito a un mercato del lavoro descritto come “fragile e arretrato”, spiega perché i giovani più qualificati lascino la regione. Il tasso di occupazione campano del 49.4% è il più basso tra tutte le 243 regioni esaminate da Eurostat, peggio di diverse regioni della Romania, Bosnia Erzegovina e Serbia.

 

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Le iniziative regionali esistenti e il quadro nazionale

Parallelamente al dibattito politico, la Regione Campania ha già attivato alcune misure per sostenere l’occupazione e l’imprenditorialità giovanile. Una di queste è il bando da 5 milioni di euro per il rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione, destinato a sostenere la creazione di startup attraverso partenariati tra Università e incubatori certificati.

L’intervento, finanziato con fondi FSE+, è rivolto specificamente a giovani in cerca di occupazione, laureandi e laureati under 35, e prevede anche l’assegnazione di premi per i migliori business plan. Sul fronte degli incentivi all’assunzione, è stato stanziato un fondo regionale di 50 milioni di euro. Questo piano offre contributi alle imprese che assumono: fino a 15.000 euro per un contratto a tempo indeterminato full-time e fino a 6.000 euro per un contratto a termine di almeno 12 mesi, con importi proporzionati per il part-time.

A livello nazionale, restano attive opportunità come “Resto al Sud” e “Smart&Start Italia”, che forniscono finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per nuove imprese nel Mezzogiorno.

 

 

Uno sguardo oltre il lavoro: le altre priorità per i giovani

Sebbene il lavoro sia il tema dominante, il confronto elettorale ha toccato altri ambiti cruciali per il futuro dei giovani campani, a partire dal diritto allo studio e alla casa. In seguito a una contestazione di giovani attivisti, Roberto Fico si è detto “pronto a lavorare sul diritto allo studio, sulla questione degli studentati e sugli affitti”, riconoscendo la necessità di interventi per agevolare chi studia e lavora.

Un altro pilastro della sua proposta è la “sanità di prossimità”. Fico ha indicato che, per potenziare il sistema sanitario regionale, sono necessari “grandi investimenti in telemedicina” e lo sviluppo di strutture territoriali come “case di comunità e ospedali di comunità”. Questo modello, secondo il candidato, permetterebbe di prendere in carico i cittadini a partire dal territorio, evitando l’intasamento dei pronto soccorso e degli ospedali, che devono tornare a essere centri di specializzazione per i casi acuti.

 

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Conclusioni

Il dibattito sulle politiche giovanili in Campania si è cristallizzato nello scontro tra due visioni: quella che interpreta la disoccupazione come una questione di incentivi e formazione e quella che la lega indissolubilmente alla creazione di valore economico e opportunità dignitose. La posizione di Roberto Fico si colloca con forza in questa seconda prospettiva, rifiutando qualsiasi narrazione che dipinga i giovani come poco inclini al sacrificio.

La sua ricetta punta a un rilancio dell’economia regionale attraverso il sostegno alle imprese innovative e ai distretti industriali, con l’obiettivo di trattenere e attrarre i talenti. La sfida, per qualsiasi amministrazione, sarà colmare il divario con il Nord, sia in termini retributivi che di tassi di occupazione, in una regione dove, come evidenziano i dati, lavora meno della metà della popolazione in età da lavoro.

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