In Italia cinque milioni di persone – un adulto su dieci – convivono con la malattia renale cronica, una condizione spesso silente ma in costante aumento. I dati mostrano un incremento dei casi di circa il 10% negli ultimi anni, legato all’invecchiamento della popolazione e alla crescita di patologie come obesità, diabete e ipertensione.

In occasione del 66° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nefrologia (SIN), gli esperti lanciano un appello per puntare su prevenzione, diagnosi precoce e nuove terapie personalizzate.

Perché la malattia renale è una priorità di salute pubblica

La malattia renale cronica (MRC) è una patologia lenta, progressiva e spesso asintomatica che danneggia irreversibilmente la funzionalità dei reni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente evidenziato come questa condizione rappresenti una priorità assoluta per i sistemi sanitari globali, a causa della sua rilevanza epidemiologica, gravità e notevole impatto assistenziale ed economico.

La MRC si colloca al primo posto tra le patologie croniche degenerative. Negli ultimi trent’anni, il ricorso alla dialisi – una procedura salva-vita per chi soffre di insufficienza renale grave – è aumentato del 37%. Attualmente, in Italia sono circa 50.000 le persone che dipendono da questo trattamento, con un costo annuale per il Sistema Sanitario Nazionale stimato in 2,5 miliardi di euro, pari a circa il 2% della spesa sanitaria complessiva.

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I due esami fondamentali per una diagnosi precoce

La diagnosi tempestiva è l’arma più efficace per contrastare la progressione della malattia renale. Poiché i reni, nelle fasi iniziali del danno, tendono a compensare senza dare segnali evidenti, i controlli periodici diventano cruciali.

Gli specialisti indicano due esami semplici ma essenziali:

  • La creatininemia: un esame del sangue che misura i livelli di creatinina, un prodotto di scarto dei muscoli. Valori elevati possono indicare una ridotta funzionalità renale.

  • L’albuminuria: un esame delle urine che rileva la presenza di albumina, una proteina. La sua presenza nelle urine è un marker precoce di danno alle strutture filtranti dei reni.

Queste valutazioni sono particolarmente raccomandate per le persone tra i 55 e i 70 anni di età che presentano almeno un fattore di rischio, come diabete, ipertensione, obesità o malattie cardiovascolari. Per questa categoria di pazienti, è consigliato sottoporsi ai controlli una volta all’anno. La Società Italiana di Nefrologia sta lavorando a un progetto di legge per introdurre uno screening strutturato che coinvolga attivamente i medici di Medicina Generale.

Le nuove terapie e la sostenibilità delle cure

La ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, mettendo a disposizione nuovi farmaci in grado non solo di rallentare la progressione della malattia renale cronica, ma in alcuni casi di indirizzarla verso la remissione. Una diagnosi precoce, abbinata a queste terapie innovative, può ritardare la necessità della dialisi fino a ventisette anni, con enormi benefici per la qualità di vita del paziente e una significativa riduzione dei costi sanitari.

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Per rendere sostenibile il sistema nel lungo periodo, gli esperti indicano come prioritario favorire le terapie domiciliari, come la dialisi peritoneale, anche prevedendo un sostegno economico dedicato ai caregiver. Questa transizione è uno degli obiettivi indicati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Prevenzione primaria: come proteggere la salute dei reni

La lotta alla malattia renale cronica comincia con l’adozione di stili di vita corretti, un aspetto su cui gli nefrologi insistono particolarmente. Le regole d’oro della prevenzione primaria includono:

  • Non fumare ed evitare il consumo di alcol.

  • Seguire una dieta equilibrata, con particolare attenzione a non abusare del sale.

  • Praticare regolare attività fisica.

  • Monitorare e controllare il peso corporeo, poiché sovrappeso e obesità sono fattori di rischio importanti.

  • Tenere sotto controllo la pressione arteriosa, intervenendo farmacologicamente quando necessario.

Un adeguato consumo di acqua, circa un litro e mezzo o due al giorno, è generalmente benefico, specialmente per chi è predisposto a calcoli o infezioni urinarie. Tuttavia, con l’avanzare dei cambiamenti climatici e durante le ondate di calore, un consumo moderato di sale può aiutare a prevenire un eccessivo abbassamento della pressione, che a sua volta potrebbe compromettere la funzionalità renale.

Il futuro della nefrologia si basa quindi su una stretta sinergia tra specialisti e medici di famiglia, un impegno concreto delle istituzioni e una maggiore consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione e dei controlli periodici.

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