Un numero sconcertante di 64.000 bambini è stato ucciso o mutilato nella Striscia di Gaza negli ultimi due anni. Questo dato scioccante, che include almeno 1.000 neonati, rappresenta il bilancio di una guerra che prosegue da oltre 700 giorni. A renderlo noto è la direttrice generale dell’UNICEF, Catherine Russell, che definisce il conflitto “un affronto alla nostra comune umanità”. Oltre alle vittime dirette, non si conosce il numero esatto di minori deceduti a causa di malattie prevenibili o sepolti sotto le macerie.
La carestia persiste e si sta diffondendo, aggravando una crisi umanitaria già disastrosa. La malnutrizione infantile ha ormai causato danni permanenti alla crescita e allo sviluppo di un’intera generazione. Mentre i bombardamenti continuano, l’UNICEF ribadisce con urgenza la necessità di un cessate il fuoco, dell’accesso agli aiuti umanitari e del rispetto del diritto internazionale.
La carestia a Gaza City persiste e avanza verso il sud della Striscia, dove i bambini già vivono in condizioni disastrose. Catherine Russell ha lanciato l’allarme sulla crisi legata alla malnutrizione, in particolare tra i lattanti, che rimane drammatica. “Mesi senza cibo adeguato hanno causato danni permanenti alla crescita e allo sviluppo dei bambini“, ha affermato Russell.
La mancanza di accesso a beni di prima necessità e assistenza sanitaria adeguata sta avendo un impatto irreversibile sulla salute fisica e cognitiva di un’intera generazione. L’organizzazione sottolinea come questa emergenza sanitaria si sommi al trauma delle continue violenze, creando una crisi multidimensionale senza precedenti per l’infanzia di Gaza.
L’UNICEF accoglie con favore tutti gli sforzi diplomatici volti a porre fine al conflitto. “Per il bene di tutti i bambini di Gaza, questa guerra deve finire ora“, è l’appello conclusivo di Catherine Russell. L’organizzazione chiede un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi e un passaggio sicuro, rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari.
È fondamentale che gli aiuti raggiungano la popolazione civile “nella misura estremamente necessaria”, attraverso tutti i valichi e le rotte disponibili. Russell ha ricordato che “negare l’assistenza umanitaria ai civili è inequivocabilmente proibito” dal diritto internazionale umanitario. L’UNICEF insiste sulla piena protezione della vita di tutti i civili, compresi coloro che non possono, non vogliono o scelgono di non evacuare le zone di combattimento.
La direttrice generale dell’UNICEF ha ribadito i principi cardine del diritto internazionale umanitario, che devono guidare tutte le operazioni militari. “I principi di distinzione, proporzionalità e precauzione devono guidare tutte le azioni militari”, ha dichiarato Russell. I civili che rimangono nelle zone di combattimento “rimangono civili e devono essere sempre protetti“.
Questo richiamo ai fondamentali della condotta bellica sottolinea l’obbligo di tutte le parti in conflitto di operare una netta distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile. L’UNICEF ricorda che il diritto internazionale umanitario è chiaro e vincolante, e la sua piena applicazione è essenziale per proteggere i civili, in particolare i bambini, che sono le vittime più vulnerabili di questo conflitto.
“Ogni bambino ucciso è una perdita insostituibile“, ha dichiarato Catherine Russell, sintetizzando la tragedia umana che si sta consumando a Gaza. Il bilancio di 64.000 bambini uccisi o mutilati in due anni non rappresenta solo una statistica agghiacciante, ma una ferita profonda per l’intera comunità internazionale. Questo numero, che non include i minori morti per malattie o sotto le macerie, riflette l’impatto sproporzionato del conflitto sulla popolazione più indifesa.
L’appello dell’UNICEF è un monito alla coscienza globale: “Il mondo non può e non deve permettere che questo continui“. La protezione dei bambini non è una questione negoziabile, ma un imperativo umanitario che richiede un’azione immediata e coraggiosa da parte di tutti gli attori coinvolti.


