Napoli – Un’altra esplosione in un’officina, un’altra vita spezzata troppo presto. Non ce l’ha fatta Vasile Bujac, 31 anni, operaio moldavo, morto per le gravissime ferite riportate nell’esplosione avvenuta sabato 4 ottobre nell’officina di autodemolizioni Motortecno di Pomigliano d’Arco. Il giovane, sposato e padre di figli piccoli, residente a Casalnuovo, ha lottato per due giorni tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cardarelli di Napoli, prima che il suo quadro clinico, già critico dal ricovero, avesse il sopravvento.

La sua morte getta un’ombra di dolore e di domande sulla comunità di Pomigliano d’Arco e sull’intero mondo del lavoro. Mentre la Procura di Nola ha disposto l’autopsia sulla salma e i carabinieri indagano per ricostruire la dinamica esatta della tragedia, un collega di Vasile, Vitalii Diachun di 29 anni, è ancora ricoverato in gravi condizioni con ustioni sul 70% del corpo. Un terzo operaio, l’ucraino Serhii Malkot, ha riportato ferite lievi ed è ormai fuori pericolo. Tutti e tre, assunti regolarmente, lavoravano nell’azienda da circa un decennio.

La ricostruzione: un giorno qualsiasi finito in tragedia

Erano le 9:30 di sabato mattina quando il turno alla Motortecno è stato squarciato da un boato. I tre operai erano impegnati in un’attività routine: lo smontaggio e la demolizione di un veicolo. Second le prime, ancora preliminari, ricostruzioni, la causa dell’esplosione sarebbe stata una bombola del GPL dell’auto stessa.

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Le fiamme divampate sono state domate dai Vigili del Fuoco, che hanno poi messo in sicurezza l’area. Tuttavia, la violenza dello scoppio ha causato danni collaterali che hanno reso i soccorsi più difficili. Eugenio Di Vaio, uno dei titolari dell’azienda, ha riferito che il crollo di un carrello, provocato dallo scoppio, ha danneggiato il sistema antincendio interno, impedendo un intervento immediato da parte dei presenti prima dell’arrivo dei soccorsi professionali.

Le vittime: Storie di lavoro e di famiglia

Dietro ai numeri e alle cronache, ci sono volti e storie. Vasile Bujac non era solo un operaio 31enne. Era un uomo moldavo, integrato in Italia, con una famiglia che lo attendeva a casa. Viveva a Casalnuovo con la moglie e i suoi bambini piccoli. Una vita normale, fatta di lavoro e affetti, troncata in un istante.

Allo stesso modo, il collega ancora in lotta per la vita in terapia intensiva, Vitalii Diachun, 29 anni, è descritto come un dipendente stabile e da anni parte dell’azienda. Sono storie che raccontano di immigrazione, di sacrificio e di un lavoro onesto, spesso duro, finito in tragedia. Il titolare dell’officina, Eugenio Di Vaio, visibilmente scosso, ha definito l’accaduto “una tragedia” e si è detto “sconvolto”, sottolineando come i tre fossero parte di una “famiglia” aziendale.

Le indagini e le domande aperte: Cosa ha causato l’esplosione?

Le indagini, coordinate dalla Procura di Nola e condotte dai carabinieri delle stazioni di Pomigliano d’Arco e Castello di Cisterna, sono ora cruciali. Il loro obiettivo è rispondere a domande fondamentali per fare piena luce sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità.

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Gli investigatori dovranno accertare se l’esplosione della bombola GPL sia stata causata da un errore umano durante le operazioni di demolizione, oppure se sia dipesa da un difetto intrinseco del veicolo, ormai vecchio di una ventina d’anni. Verrà inoltre esaminato nel dettaglio il rispetto di tutti i protocolli di sicurezza previsti per manipolare veicoli con impianti a gas.

L’esplosione di Pomigliano non è un evento isolato. Si inserisce in un drammatico bollettino di incidenti sul lavoro che continua a mietere vittime. Questo ennesimo caso riaccende i riflettori sulla necessità di una cultura della sicurezza sempre più stringente e rispettata, in ogni fase del lavoro, anche in quelle apparentemente più routine come la demolizione di un’auto.

Oltre l’emergenza, la prevenzione

La morte di Vasile Bujac è una perdita inaccettabile. Un lutto che si abbatte su una famiglia, su una comunità di colleghi e su un intero territorio. La sua storia ci ricorda, in modo crudele, che la sicurezza sui luoghi di lavoro non è un adempimento burocratico, ma una barriera essenziale tra la vita e la morte.

Mentre si attende il verdetto della magistratura, la speranza è che da questa tragedia possa nascere una rinnovata consapevolezza. Perché ogni esplosione evitata, ogni incidente prevenuto, significa salvare una vita come quella di Vasile, un padre, un marito, un lavoratore.

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