Un’esplosione sorda rompe l’aria di una normale mattina di lavoro. Venerdì 4 ottobre 2025, in un’officina di autodemolizioni di Pomigliano d’Arco, una bombola di Gpl esplode mentre tre operai sono intenti a smontare un veicolo. Il bilancio è di tre feriti, con due uomini in gravi condizioni, uno dei quali in pericolo di vita. In un attimo, una routine lavorativa si trasforma in un’altra tragedia annunciata, l’ultima di una scia infinita che insanguina il Paese.

Questo ennesimo incidente riapre una ferita aperta nel tessuto sociale e produttivo italiano, un’emergenza che la politica fatica a sanare. La deputata del Movimento 5 Stelle Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria del Gruppo M5S alla Camera, commenta con amarezza l’accaduto, definendolo il simbolo di una “piaga” che deve cessare.

Al di là delle indagini dei Carabinieri, che stanno ancora chiarendo le dinamiche precise dello scoppio, si staglia il fantasma di una carenza strutturale in materia di sicurezza. I dati INAIL del 2024, con oltre 585.000 denunce di infortunio e più di mille decessi, tracciano un quadro allarmante, confermato purtroppo dai primi mesi del 2025.

In Campania, solo lo scorso anno, sono stati più di 20.000 gli infortuni denunciati, un numero che grida vendita e chiede un cambio di passo immediato.

Una tragedia annunciata nei dettagli

L’incidente è avvenuto presso la Motortecno, un’officina di autodemolizioni in via San Giusto. Second una prima ricostruzione, i tre operai, tutti di origini ucraine e residenti a Casalnuovo di Napoli, erano al lavoro su un’autovettura dotata di impianto a Gpl. Pochi minuti dopo l’apertura del portabagagli, la bombola è esplosa.

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Le fiamme hanno investito i lavoratori. Uno dei titolari, Eugenio Di Vaio, si è detto sconvolto, descrivendo l’episodio come “un incidente imprevedibile” e sottolineando di avere i tre dipendenti, assunti con regolare contratto, “da anni”.

I soccorsi sono intervenuti prontamente. I due operai più gravi, di 29 e 31 anni, sono stati trasportati d’urgenza al centro grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Il terzo è stato medicato sul posto e trasferito in codice verde all’ospedale del Mare.

Il coro di protesta: le parole della politica

La reazione della politica non si è fatta attendere.

La deputata Carmela Auriemma, da tempo molto attenta alle vicende del territorio di Pomigliano, ha rilasciato una dichiarazione durissima. “Non possiamo permettere che la morte o il grave infortunio sul lavoro diventino eventi normalizzati, quasi inevitabili”, ha dichiarato la parlamentare M5S.

Auriemma ha aggiunto che la politica ha il “dovere morale e istituzionale di intervenire in maniera decisa”. Le sue proposte sono chiare: “servono più ispettori, più formazione, più responsabilità da parte delle aziende, e un rafforzamento del coordinamento tra enti preposti ai controlli”.

La conclusione è un monito che è anche una speranza: “Nessun lavoratore dovrebbe uscire di casa senza la certezza di poterci tornare sano e salvo”.

Il contesto nazionale: un’emergenza senza fine

Quello di Pomigliano non è un caso isolato, ma l’ultimo anello di una catena di tragedie che attraversa tutta l’Italia. Pochi giorni prima, in altre regioni, una serie di incidenti mortali ha mietuto altre vittime. A Termini Imerese, in provincia di Palermo, Nicasio Moncada, 44 anni, è morto travolto da un traliccio. A Sestu, nel Cagliaritano, un vigilante di 26 anni ha perso la vita schiacciato da un cancello.

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Al Nord, a Uboldo (Varese), un operaio di 34 anni è rimasto gravemente ferito con un braccio intrappolato in un macchinario in una cava. Lo stesso giorno, nella stessa località, un altro uomo di 43 anni ha riportato ustioni gravissime al volto a causa di un’esplosione in una fabbrica di nastro adesivo.

Questi episodi, assieme a quello di Pomigliano, mettono in evidenza l’urgenza di un intervento concreto per migliorare le condizioni di sicurezza in ogni settore e in ogni regione.

Oltre le dichiarazioni: tra fiction e realtà

La gravità del fenomeno degli infortuni sul lavoro è tale da essere diventata materia di una serie TV. È in produzione, infatti, “L’altro ispettore”, una fiction Rai che avrà come protagonista proprio un ispettore del lavoro. La serie, che si ispira liberamente a fatti realmente accaduti, mira a sensibilizzare il grande pubblico su quella che la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, definisce un'”emergenza che riguarda tutti noi”.

La produttrice Gloria Giorgianni ha spiegato che l’idea nasce dal desiderio di raccontare le storie di chi si occupa dei rischi professionali e delle tragedie che troppo spesso ne derivano.

L’attore protagonista, Alessio Vassallo, ha confessato di essersi sentito profondamente toccato dalle storie a cui si è ispirato, ammettendo: “Non puoi non entrare in empatia con certe vicende”. Un tentativo di usare la narrativa per scuotere le coscienze e accendere un faro su un’emergenza troppo spesso dimenticata.

Cosa serve per voltare pagina?

Le soluzioni sono complesse e passano da un impegno a più livelli. Da un lato, è fondamentale potenziare l’apparato ispettivo e garantire un coordinamento efficace tra tutti gli enti preposti ai controlli, come richiesto a gran voce dalla deputata Auriemma.

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Dall’altro, è cruciale investire in una cultura della sicurezza diffusa e radicata, che parta dalla formazione obbligatoria e continua per tutti i lavoratori. Le aziende, dal canto loro, devono fare la loro parte, integrando la sicurezza come un valore non negoziabile nei propri processi produttivi, andando oltre il mero adempimento normativo.

L’inasprimento delle sanzioni per chi viola le norme e la promozione di modelli organizzativi virtuosi possono essere deterrenti efficaci. La tecnologia, con l’adozione di dispositivi più sicuri e sistemi di monitoraggio avanzati, può offrire un valido supporto per prevenire situazioni di pericolo.

L’esplosione di Pomigliano d’Arco non è solo una notizia di cronaca. È un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. Le parole della deputata Auriemma colgono il punto: dietro i dati statistici ci sono vite spezzate, famiglie distrutte, colleghi traumatizzati. Serve una mobilitazione generale, che coinvolga istituzioni, parti sociali e singoli cittadini, per trasformare il dolore in azione e garantire che ogni lavoratore torni a casa sano e salvo. Il prezzo del silenzio è già troppo alto.

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