Ci sono storie che lasciano senza parole, vicende in cui le mura di casa – che dovrebbero rappresentare il luogo più sicuro del mondo – si trasformano in una prigione di terrore. È quello che è vissuto per oltre due anni a Caltanissetta, dove due bambine, che all’epoca dei fatti non avevano nemmeno dieci anni, sono state vittime degli abusi dell’uomo che più di tutti avrebbe dovuto proteggerle: il loro papà.
Il Tribunale di Caltanissetta ha messo un primo punto fermo a questa drammatica vicenda, condannando un uomo di 64 anni a undici anni di reclusione per violenza sessuale aggravata.
Un incubo durato due anni
I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2005 e il 2007. Secondo quanto ricostruito dettagliatamente dalla Procura, l’uomo avrebbe abusato ripetutamente delle due figlie minori sia all’interno dell’abitazione di famiglia sia in altri luoghi. Un incubo quotidiano, fatto di silenzi forzati e sofferenze indicibili, venuto alla luce solo dopo molto tempo.
Il verdetto dei giudici ha riconosciuto la colpevolezza dell’uomo per una parte delle accuse contestate, mentre per altri episodi è scattata la prescrizione a causa del lungo tempo trascorso dai fatti.
Il dramma nel dramma: la posizione della madre
L’inchiesta non ha coinvolto solo il padre. Nel registro degli indagati era finita anche la madre delle due bambine, accusata di non aver fatto nulla per impedire gli abusi o per proteggere le figlie da quell’orrore domestico. La posizione della donna, tuttavia, non è mai arrivata a una sentenza: la madre è deceduta nel corso del dibattimento, lasciando un vuoto di verità processuale sulla sua effettiva consapevolezza e responsabilità.
Le sanzioni e la tutela delle vittime
Oltre alla pesante condanna a undici anni di carcere, il Tribunale ha inflitto all’uomo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non potrà mai più ricoprire ruoli o incarichi che prevedano il contatto con i minori, una misura fondamentale per evitare qualsiasi rischio futuro. I giudici hanno inoltre disposto il risarcimento dei danni nei confronti delle vittime (costituitasi parte civile), stabilendo una provvisionale immediatamente esecutiva di cinquemila euro.
Nel processo, le ragazze sono state assistite dagli avvocati Giuseppe Dacquì, Ramona Dacquì e Alba Raguccia, che hanno portato avanti la battaglia legale per dare voce al dolore delle vittime. La difesa dell’imputato è stata invece curata dall’avvocato Sergio Messina.
Questa sentenza, seppur arrivata a distanza di molti anni dai fatti, restituisce un briciolo di giustizia a due bambine, oggi donne, che hanno dovuto fare i conti con un passato traumatico e con il tradimento più grande che si possa ricevere all’interno di una famiglia.


