Una disputa istituzionale è scoppiata sulla pianificazione dei lavori di riqualificazione della pista dell’aeroporto di Napoli-Capodichino. L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) e la società di gestione dello scalo, Gesac, hanno visioni differenti su chi abbia l’ultima parola riguardo ai giorni di chiusura totale della struttura, attualmente prevista per il novembre 2026.

La controversia, portata alla luce da uno scambio di comunicati stampa, ruota attorno all’approvazione del progetto esecutivo e all’obiettivo di minimizzare i disagi per i milioni di passeggeri che ogni anno transitano per il principale scalo della Campania.

L’Enac ha affermato con forza che la definizione del calendario degli stop “deve essere stabilita dall’Ente”, richiamando all’ordine la Gesac per una presunta inadempienza. Dal canto suo, la Gesac ha replicato di “non ravvedere alcuna inadempienza”, avendo già ricevuto il via libera sullo studio di fattibilità e avendo agito in trasparenza con le compagnie aeree.

Al centro del piano di riqualificazione c’è un intervento radicale sulla pista di volo, la cui esecuzione richiederà 54 giorni di lavori, con 24 giorni di chiusura completa dell’aeroporto e un investimento di 19,4 milioni di euro.

 

 

Decisione su giorni di chiusura spetta a Enac

L’Enac ha chiarito che la competenza ultima nella definizione dei giorni di chiusura dell’aeroporto di Napoli-Capodichino è di sua esclusiva pertinenza. L’ente, in una nota ufficiale diffusa il 20 novembre 2025, è intervenuto a seguito di una comunicazione inviata da Gesac agli operatori del settore, nella quale la società preannunciava uno stop completo dello scalo per tutto il novembre 2026.

L’Enac ha precisato che la decisione finale sarà presa “al termine della valutazione istruttoria del progetto esecutivo” degli interventi, progetto che, alla data del comunicato, non era ancora stato inviato all’ente per l’approvazione.

La posizione dell’Enac è motivata dalla volontà di tutelare i viaggiatori e ridurre al minimo i disagi. “Come più volte ribadito, vogliamo limitare il più possibile i giorni di chiusura dello scalo per tutelare i viaggiatori e ridurre i disagi, così da assicurare ai cittadini il pieno esercizio del loro diritto alla mobilità ed agli operatori di minimizzare l’impatto sulla attività delle proprie imprese”, ha dichiarato il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma.

L’obiettivo dichiarato dell’ente è quello di “minimizzare i giorni di chiusura totale dell’aeroporto ottimizzando i tempi delle lavorazioni”. L’Enac, quindi, considera la Gesac “inadempiente” per non aver ancora presentato il progetto esecutivo, ritenuto un passaggio fondamentale prima di qualsiasi annuncio ufficiale sulle date.

 

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La replica di Gesac: “Progetto approvato da Enac”

La società Gesac ha respinto con una replica immediata le accuse di inadempienza, fornendo una ricostruzione dettagliata dell’iter progettuale già svolto. Nella sua risposta, Gesac ha precisato di aver redatto il Progetto di Fattibilità Tecnico Economico (PFTE), che è stato approvato dall’Enac il 24 ottobre 2025.

Questo documento, spiega la società, è lo strumento che “consente la corretta pianificazione delle opere” e prevede l’esecuzione dei lavori per una durata totale di 54 giorni, di cui 24 con la chiusura completa dello scalo.

Gesac ha giustificato la sua comunicazione preventiva agli operatori con l’esigenza di trasparenza e pianificazione. Le compagnie aeree necessitano di programmare con largo anticipo le loro attività operative. Tenuto conto dell’approvazione del PFTE da parte dell’Enac e delle numerose richieste di chiarimento, Gesac ha ritenuto “doveroso comunicare i tempi della programmazione di chiusura dell’aeroporto, stimata dal 1° al 30 novembre 2026, come da indicazioni ricevute dall’ENAC durante l’iter di approvazione” dello studio di fattibilità.

Inoltre, Gesac ha reso noto di aver già affidato i lavori, tramite una gara di appalto del valore di 19,4 milioni di euro, alla società Adr Infrastrutture, del gruppo Aeroporti di Roma. Trattandosi di un appalto integrato, il progetto esecutivo sarà definito in collaborazione con l’impresa appaltatrice, nel pieno rispetto della normativa vigente.

Cosa prevede il piano dei lavori

I lavori di riqualificazione profonda della pista di Capodichino sono un intervento periodico e necessario per garantire i massimi standard di sicurezza. L’ultima operazione simile è stata effettuata nel 2006.

Il progetto non si limita al semplice rifacimento dell’asfalto, ma comprende un insieme di attività che giustificano la durata complessiva dei 54 giorni. L’intervento coinvolgerà l’intera infrastruttura di volo: verrà asportato e sostituito lo strato superficiale della pista con materiali bituminosi più moderni e performanti; sarà quasi completamente rifatto l’impianto di “assistenza visiva luminosa (AVL)” per gli aerei, con l’installazione di luci a LED; verranno adeguati il sistema di drenaggio e i raccordi, e modificate le curve per una migliore percorribilità.

Non sono esclusi interventi anche nell’aerostazione. La scelta del periodo di novembre 2026 non è casuale: è un mese storicamente caratterizzato da un ridotto traffico aereo, scelto proprio per limitare al massimo l’impatto su passeggeri e compagnie.

 

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Le fasi della controversia e il percorso futuro

La tensione tra Enac e Gesac emerge dopo un percorso di pianificazione che ha già visto un aggiustamento delle tempistiche. Inizialmente, Gesac aveva proposto di effettuare i lavori dal 19 gennaio al 1° marzo 2026.

Tuttavia, questa proposta aveva incontrato l’opposizione di alcuni operatori aeroportuali, in particolare di Atitech, una società di manutenzione aeromobili con impianti all’interno dello scalo, per cui quel periodo coincide con una stagione di alta attività.

Su “pilotaggio” dell’Enac, si è quindi optato per lo spostamento a novembre 2026, trovando un accordo con tutte le parti coinvolte. Per monitorare l’evoluzione del progetto e coordinare al meglio gli interventi, è stato istituito un tavolo tecnico congiunto tra Enac, Enav, Gesac e gli operatori aeroportuali.

Nonostante questo, la recente disputa sulle competenze decisionali dimostra come la pianificazione di un’opera così impattante sia un processo complesso, in cui le esigenze del gestore infrastrutturale devono bilanciarsi con il ruolo di controllo e indirizzo dell’autorità di regolamentazione.

La sfida principale per tutti gli attori in campo rimane quella di coniugare la necessità di sicurezza e ammodernamento con la tutela del diritto alla mobilità.

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