C’è un momento in ogni storia in cui è necessario voltare pagina. Per un artista, questo passaggio può diventare un’opera. Martedì 11 novembre, il Cinema Metropolitan di Napoli ospita l’anteprima di “Nino. 18 giorni”, un film documentario che non è solo una biografia, ma un atto d’amore.

Un figlio, Toni D’Angelo, regista, decide di filmare suo padre, Nino, in un periodo cruciale: l’addio a un’epoca e il ritorno a se stessi. Il pretesto è l’ultimo, grande concerto allo Stadio Maradona, un saluto definitivo al personaggio del “caschetto biondo”.

Ma l’obiettivo vero è scavare più a fondo, nelle radici di un uomo che dalla povertà ha costruito un mito, e in quel rapporto padre-figlio che una volta, tanto tempo fa, perse 18 giorni preziosi. Questo viaggio intimo, prodotto da un consorzio che include Isola Produzioni e Rai Cinema, approderà in tutte le sale italiane a partire dal 20 novembre, distribuito da Nexo Studios.

Un addio sul palco e un nuovo inizio dietro la macchina da presa

L’opera si annuncia come un racconto intenso che scava nell’anima di un artista capace di attraversare generi e generazioni. Il film documenta un momento di transizione. Nino D’Angelo, che oggi vive a Roma e compone musica dal suono mediterraneo, ha deciso di chiudere simbolicamente con i brani che lo resero un fenomeno di massa negli anni ’80.

Quello stadio gremito, quella folla in delirio, rappresentano il punto finale di un capitolo. E in quel momento di celebrazione e commiato, c’è una presenza discreta ma costante: suo figlio Toni. Armato non di un semplice telefonino, ma della determinazione a comprendere.

Il suo sguardo da regista diventa lo strumento per indagare non solo il cantante, ma l’uomo. Il film diventa così un ponte gettato su un divario di incomprensione e assenza, un tentativo di riconciliazione attraverso le immagini.

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Alla ricerca del padre: le domande di un figlio diventato a sua volta genitore

Le domande che Toni si porta dentro sono quelle di ogni figlio che voglia conoscere veramente i propri genitori. Chi era suo padre negli anni del successo travolgente? Come ha fatto a emergere da una realtà di povertà assoluta, dai quartieri di Napoli?

E, soprattutto, perché il successo ha portato con sé l’allontanamento dalla città che lo aveva generato, un distacco che il figlio ha vissuto da bambino? Per trovare le risposte, il regista non si limita a seguire il padre durante il tour.

Intraprende un pellegrinaggio inverso, riportando Nino nei luoghi simbolo della sua esistenza: San Pietro a Patierno, dove è cresciuto, e Casoria, dove è diventato uomo e artista. Questo ritorno al passato è la chiave per costruire un futuro nella loro relazione.

Il viaggio è reso ancora più profondo dal fatto che Toni è ora padre a sua volta, una condizione che gli offre una nuova prospettiva su quelle mancanze.

I 18 giorni mancati: il titolo che racchiude un’intera storia

Il titolo del film, “Nino. 18 giorni”, non è un elemento casuale. È il cuore narrativo e emotivo dell’opera. Quel numero rappresenta il lasso di tempo in cui la vita di Nino e quella di Toni, appena nato, non si sono incrociate.

Quando Toni venne al mondo, Nino era a Palermo, impegnato nelle riprese della sceneggiata che sancì la sua ascesa nazionale. Un impegno lavorativo, un successo inaspettato e prolungato, che ritardò il primo, fondamentale incontro.

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 Quei 18 giorni sono diventati il simbolo di un tempo perduto, di un’assenza che ha segnato il loro rapporto fin dall’inizio. Oggi, a distanza di anni, il film rappresenta il tentativo di riappropriarsi simbolicamente di quel tempo, di colmare quel vuoto con la comprensione e le immagini.

Dalla periferia al successo nazionale: un percorso fuori dal comune

Il contesto in cui si muove la storia è quello di una carriera unica nel panorama musicale italiano. Nino D’Angelo, definito nel comunicato come “il caschetto biondo più famoso d’Italia dopo Raffaella Carrà”, ha costruito un impero artistico partendo dal nulla.

La sua musica, inizialmente legata alla sceneggiata e al folklore napoletano, ha saputo evolversi senza tradire le origini. Il film, attraverso il ritorno ai luoghi d’infanzia, ricostruisce visivamente questo percorso.

Mostra le radici di un’artista che ha sempre mantenuto un legame viscerale con la sua terra, anche quando ha scelto di vivere lontano da essa. La sua storia è un pezzo di storia sociale italiana, un racconto di riscatto attraverso la cultura popolare.

Una produzione corale per una storia personale

Il progetto “Nino. 18 giorni” vanta una struttura produttiva di rilievo. È nato dalla collaborazione tra Isola Produzioni, Rai Cinema, MAD Entertainment, Stefano Francioni produzioni e Di.Elle.O., con il supporto di enti come l’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico. Ha inoltre ottenuto il contributo del Ministero della Cultura e il supporto della Regione Campania e della Film Commission Regione Campania.

Questo ampio sostegno istituzionale e industriale sottolinea il valore culturale riconosciuto all’operazione. Non è la biografia di un cantante, ma la narrazione di un patrimonio artistico e umano considerato meritevole di essere tramandato.

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La distribuzione affidata a Nexo Studios e la partnership con media come Radio LatteMiele e MYmovies garantiranno all’opera una visibilità nazionale.

L’anteprima al Metropolitan: un ritorno a casa

La scelta del Cinema Metropolitan di Napoli per l’anteprima del film, in programma martedì 11 novembre alle ore 20.45, non è casuale. È un ritorno a casa, un modo per presentare l’opera al pubblico che più ha vissuto e sostenuto la parabola artistica e umana di Nino D’Angelo.

L’evento non sarà una semplice proiezione, ma un incontro speciale dedicato al pubblico in sala. Un’occasione per condividere le emozioni del film proprio con quelle persone che ne comprendono appieno i codici linguistici, i riferimenti culturali e il valore sentimentale.

Questa anteprima segna il momento in cui una storia privata si restituisce alla sua comunità di origine, prima di affrontare il giudizio del resto d’Italia.

Oltre la leggenda, l’uomo

Il film promette di mostrare un Nino D’Angelo lontano dai riflettori. L’uomo che, pur avendo abbandonato il celebre caschetto, mantiene abitudini radicate come farsi tagliare i capelli dallo stesso barbiere di un tempo.

L’uomo di famiglia, circondato dai propri cari nella sua casa romana. L’artista maturo che compone in uno studio piccolo ma fecondo, la cui musica ha ormai assimilato e rielaborato le sonorità del Mediterraneo.

“Nino. 18 giorni” sembra voler chiudere il cerchio non solo con un’epoca, ma con un’immagine pubblica. Restituisce alla luce la complessità di una figura spesso ridotta a stereotipo, rivelando la fatica, le scelte, le nostalgie e le speranze di un uomo che, attraverso lo sguardo di suo figlio, forse si riscopre per la prima volta.

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