Un corpo inventato, un’identità violata. È la nuova, agghiacciante frontiera della violenza di genere, che si serve dell’intelligenza artificiale per creare falsi perfetti e distruggere reputazioni. Dopo la denuncia pubblica della giornalista Francesca Barra, le indagini della Polizia Postale si sono concentrate su un sito per adulti che ospita immagini di nudi generati con l’AI, ritraenti diverse donne note. Un caso che non è isolato, ma si inserisce in un allarmante filone di crimini digitali.
La giornalista Francesca Barra ha denunciato sui propri canali social la circolazione online di sue immagini generate artificialmente che la ritraggono nuda. “Ho scoperto ieri che su un sito per adulti circolano immagini di me nuda, generate con l’intelligenza artificiale”, ha scritto. Barra ha sottolineato che si tratta di una violenza e una violazione dell’intimità, nonostante le foto non siano reali. Ha espresso preoccupazione per l’impatto sui suoi figli e per il danno alla sua reputazione professionale.
L’allarme lanciato dalla giornalista va oltre la sua vicenda personale
“Ho pensato alle figlie e ai figli di tutti, alle ragazze che subiscono la stessa violenza digitale”, ha spiegato. Barra ha definito l’accaduto “un furto dell’immagine, del corpo, della libertà di essere viste come si è”. Ha inoltre riflettuto sul paradosso delle tecnologie, nate per il progresso ma troppo spesso usate come armi di manipolazione e distruzione dell’identità.
Le indagini hanno rivelato che il fenomeno non riguarda una sola persona. Sul sito sono state individuate immagini simili che ritraggono, sempre attraverso nudi generati da AI, altre personalità del mondo dello spettacolo e della cultura.
Tra le vittime di questa pratica illecita figurano Chiara Ferragni, Benedetta Parodi, Federica Nargi, Andrea Delogu, Caterina Balivo, Diletta Leotta, Selvaggia Lucarelli, Sophia Loren e Angelina Mango. La maggior parte di questi contenuti risale a circa un anno fa, e alcune sono state rimosse.
Questo caso rientra in un contesto più ampio di violenza digitale e sessismo online che le autorità stanno già combattendo. Solo quest’anno sono emerse con forza le vicende legate ai siti “Mia Moglie” e “Phica.net”. Le forze dell’ordine stanno agendo con sequestri e identificazioni di presunti responsabili, ma le indagini rimangono aperte in diversi uffici giudiziari per la complessità di questi reati.
Il gruppo Facebook “Mia Moglie”, che contava oltre 30.000 membri, è stato chiuso ad agosto
All’interno del gruppo, uomini pubblicavano foto intime, spesso rubate, delle proprie partner, accompagnandole con commenti a sfondo sessuale e senza il loro consenso. La Polizia Postale, a seguito di migliaia di segnalazioni, ha avviato indagini per identificare gli autori e i gestori.
Parallelamente, è stato sequestrato il sito Phica.net, attivo dal 2005. La piattaforma veniva utilizzata per pubblicare immagini manipolate di donne, incluse figure pubbliche di primo piano, con commenti sessisti e incitamenti alla violenza. Gli agenti hanno acquisito tutto il materiale audiovisivo e i commenti dal sito per analizzarli. Si ipotizzano reati come diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, diffamazione ed estorsione.
L’amministratore di Phica.net, un uomo di 45 anni residente in Toscana, è stato identificato e interrogato
Le indagini sulla piattaforma sono ancora in corso, con la Procura di Roma pronta ad aprire un fascicolo per diversi reati. Anche altre procure italiane si sono attivate a seguito delle numerose denunce. Le autorità stanno lavorando per identificare anche gli utenti autori dei singoli post.
La risposta istituzionale e sociale a queste forme di violenza sta crescendo. Molte donne, comprese personalità pubbliche, hanno denunciato pubblicamente i fatti. Il governo italiano ha annunciato misure specifiche per contrastare il fenomeno. Una petizione popolare per la chiusura di questi siti ha raccolto oltre 140.000 firme, segno di una rinnovata sensibilità collettiva sul tema.
La battaglia contro la violenza digitale è una corsa contro il tempo
La rapidità con cui l’intelligenza artificiale e le piattaforme online evolvono richiede un costante aggiornamento degli strumenti legali e investigativi. I casi di “Mia Moglie”, Phica.net e il recente sito con i nudi AI dimostrano che la strada è ancora lunga, ma le indagini in corso segnano un passo decisivo verso la tutela delle vittime e l’affermazione di un principio: il digitale non è una zona franca senza legge.


